L’automatismo della competizione

Riflessione e consapevolezza Gioco e scoperta Collaborazione e fiducia

Tre persone collaborano da vicino alla costruzione di una protezione per un uovo, condividendo strumenti come forbici e colla.

Strumenti semplici, intuizioni profonde: compiti collaborativi come la sfida dell’uovo rendono visibili le dinamiche sottili della condivisione delle risorse e del sostegno reciproco.

L’obiettivo era chiaro: tutte le uova dovevano sopravvivere.
Ogni team ricevette un cesto con una parte dei materiali necessari a proteggere un uovo:
forbici per un gruppo, colla per un altro, soltanto carta per un terzo.
Nessuno aveva tutto. Ma insieme sì.

Eppure, non appena i materiali furono distribuiti, qualcosa cambiò.
I team si ritirarono nei propri angoli. Smisero di condividere. Parlavano sottovoce.
Nessuno lo disse apertamente, ma l’idea era già entrata nella stanza:
“Siamo in competizione.”

Naturalmente, ogni gruppo si concentrò sul proprio successo.
Il compito collettivo diventò una gara silenziosa.
È ciò che chiamiamo automatismo della competizione.

È il riflesso automatico, spesso inconsapevole, di proteggere il proprio spazio, la propria idea e le proprie risorse, anche quando l’obiettivo è chiaramente condiviso.

E non accade soltanto negli esercizi giocosi.
Accade anche al lavoro.
Fra reparti. Nei progetti interfunzionali.
Le persone si chiudono nei propri silos e si concentrano sul “mio risultato” invece che sul nostro risultato.

Ma che cosa sarebbe successo se i team si fossero fermati a chiedere:
“Stiamo davvero gareggiando?”

Avrebbero potuto mettere insieme i materiali.
Condividere le idee.
Costruire soluzioni più intelligenti.
E alla fine non sarebbe sopravvissuto un solo uovo, ma tutti.

Perché la vera sfida non era la fisica. Era la mentalità.

La capacità di superare l’automatismo della competizione
e riscoprire una forma più profonda di lavoro di squadra:
quella in cui avere successo significa vincere tutti.

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